All’inizio
di Rosamunde Pilcher – E all’improvviso
fu amore (Austria-Germania, 2006) una giovane donna, Julia (Jeanne Tremsal) viene elogiata da una
delle sue clienti, cui ha organizzato l’inaugurazione della galleria d’arte ed,
euforica, corre a dirlo al suo socio, nonché fidanzato, Billy (Andreas
Zimmermann), trovandolo, però, in inequivocabile intesa con la sua cara amica
Sara. A peggiorare la situazione, proprio in quel momento la chiama la madre Laura
(Marijam Agischewa), che abita fuori città: la linea non prende bene e Julia,
equivocando il problema di cui parla la donna e l’urgenza del suo tono, si
precipita da lei credendola bisognosa d’aiuto. Il destino sembra proprio
giocare a suo sfavore quando trova la carreggiata occupata da un trattore
rotto. Nicolas (Patrick Fichte), uno dei
due uomini, casualmente giovane e bello, che lo sta aggiustando, trovandola
(ricambiato) molto carina e preoccupata, si offre di portarla a destinazione
con un altro trattore, su cui la giovane si diverte, dimenticandosi per un
attimo delle sue nuvole nere. Arrivata nella libreria di famiglia, nella cittadina
natia, da cui mancava da un bel po’ a causa dell’impegnativo lavoro, trova
fortunatamente la donna in ottima forma e la notizia che doveva darle è nientepopodimeno
che quella di un imminente matrimonio: il suo!
Vedova
da moltissimi anni, infatti, Laura sembra aver finalmente trovato un altro uomo
con cui trascorrere la vita, un maturo conte (Reiner Schone) che però la figlia, in cinque
anni, ancora non ha conosciuto. Quest’ultima è felice che la madre stia bene e
che sia nuovamente felice, ma trova il matrimonio un po’ affrettato (anche se
non si capisce bene il perché).
Arrivata
nella sua immensa tenuta per incontrarlo, ha modo di apprezzarlo, decidendo,
così, di prendersi due settimane di pausa dal lavoro per aiutare i due ad
organizzare il matrimonio. Esplorando il castello ed il parco, Julia fotografa
le sue meraviglie (la vista è mozzafiato, con il mare pieno di barche ed il cielo
colorato da svariate mongolfiere), tra cui l’uomo che l’ha portata sul
trattore, che tra l’altro la sgrida, dal momento che si aggira in una proprietà
privata (ma non l’ha riconosciuta?).
Poco
dopo i due (è chiaro fin dall’inizio dove porteranno i loro casuali incontri)
vengono presentati ed ogni equivoco o imbarazzo sparisce. Julia, futura figlia
adottiva del conte, verrà anzi aiutata proprio da Nick (Nicolas), suo fidato
assistente personale, nei preparativi delle nozze.
E
qui, dal momento che il film è praticamente ancora all’inizio e tutto sembra
già andare a gonfie vele, sorge il grande dubbio: dove sta l’inghippo? Dove
sono gli ostacoli, i cattivi?
La
curiosità dello spettatore, fortunatamente, inizia ad essere soddisfatta poco
dopo, quando Julia, girovagando qua e là per scegliere i fiori, gli arredi e
tutti gli altri dettagli per il gran giorno, scopre che il conte non dice loro la
verità in quanto più volte lo vede in posti diversi da quelli in cui dovrebbe
essere e con una donna (Christine Mayn) con cui si dimostra affettuoso. Campanello
d’allarme: gli parla, e le sue giustificazioni sembrano plausibili, ma ciò che
dice non è quello che la ragazza vede, così tenta di parlare anche alla madre,
che però non le crede. Preoccupata, non sa cosa fare. Nel frattempo altri guai
la assillano: il suo ex, che va a trovarla cercando (inutilmente) di riconquistarla,
il lavoro (non può più restare in società con lui dopo quello che le ha fatto)
e il nuovo amore con Nick, che però è sposato con Emily (Katrin Weisser), la
misteriosa figlia del conte, appena tornata dall’estero. E qui si aggiunge un
altro piccolo mistero: perché l’uomo non parla alla figlia e non la vuole
invitare alle nozze? Quali sono gli inganni e le delusioni di cui la incolpa? E
perché Nick l’ha fatta arrivare, se davvero vuol bene all’uomo?
Tutti
questi dubbi assillano la mente di Julia, influenzata dalla ferita infertale da Billy. Non sapendo se credere all’amore di Nick, o alle parole di Emily (che
decisamente non risulta il più simpatico tra i personaggi), soffre. A ciò si
aggiunge un improvviso e gran malore del conte, che non solo renderà un po’ più
umana la figura di sua figlia, ma soprattutto rivelerà la vera identità della
donna misteriosa.
E
in un battibaleno, superati gli ostacoli, come nelle favole si arriva al prevedibile
e romanticissimo lieto fine (il film, infatti, mancando di veri impedimenti e
di forti personaggi cattivi, ed avendo una trama parecchio debole ed un po’ sfilacciata,
sembra addirittura filar più liscio proprio di una favola, come fosse un meraviglioso sogno), proprio un attimo
prima che Julia ceda alle difficoltà, arrendendosi e perdendo un'ottima occasione per rendere radioso il suo futuro.
Questo
film di Dieter Kehler (La sposa indiana,
La donna sulla scogliera, La camera azzurra), il cui titolo è un po’
vago e generico, non totalmente azzeccato, è nell’insieme largamente godibile ed
interessante, offrendo inoltre una bellissima direzione della fotografia.