lunedì 20 luglio 2026

Amore sul Danubio

Chi avesse voglia di romanticismo e di bei paesaggi, non deve assolutamente perdersi Amore sul Danubio, un ciclo di tre film ambientati, come si evince dal titolo, su una nave. 

Nella prima pellicola, Una canzone d'amore (Love on the Danube: Love song, Belgio-Canada-GB-USA-2024) di Terry Ingram (Il velo nuziale, I misteri di Aurora Teagarden-Casa Julius, Christmas Lodge), vengono presentati i personaggi principali che ci accompagneranno per tutte e tre le parti: il capitano Magnusson (Mark Holden), la giovane direttrice di crociera Teddy (Kathryn Drysdale) e la simpaticissima e generosa Betty (Catherine Disher), una matura vedova che partecipa sempre a questi viaggi. 

I protagonisti di questo primo film, che analizza il rapporto genitori-figli, sono invece Jack (Wes Brown) e Sarah (Nazneen Contractor), che si scontrano su una scalinata interna della nave poco dopo il loro arrivo. 

I due giovani si incontreranno nuovamente alla prima visita sulla terraferma, ed inizieranno a parlare, scoprendo che abitano nella stessa città, in Connecticut, così decidono di far conoscere i loro genitori, Andre (David Samartin), il padre di Jack, musicista, e Julia (Pamela Sinha), la madre di Sarah, ex cantante di musical di Broadway, entrambi vedovi, la sera a cena, ma la buona volontà a volte non basta e l'amore non si può comandare, così la cena risulta un disastro, abbastanza divertente per lo spettatore. 

I due giovani non demordono ed organizzano una gita in carrozza, che però faranno da soli, perché Andre e Julia preferiranno andare ad ascoltare un concerto in una chiesa vicina, dopodiché Jack e Sara trascorreranno moto tempo insieme: tra gustosissimi dolci, bellezze artistiche e paesaggistiche e corse, Sara aiuterà Jack a riavvicinarsi al padre, mentre Jack cercherà di far capire alla ragazza che nella vita non è importante solo il lavoro. 

Questo film, basato sulla sceneggiatura di Andrea Canning e Agnes Bristew ed abbellito dalla fotografia di Russ Goozee e dalle musiche di Christopher Guglick, propone anche l'importanza dell'amicizia e della resilienza e fa riflettere sul vero significato dell'amore e del matrimonio.  

La seconda pellicola, Un amore sotto le stelle (Love on the Danube: Kissing Stars, Belgio-Canada-GB-USA-2024) di Peter Benson (I Misteri di Aurora Teagarden-Scomparsi nel nulla, Amore a Big Sky River, Un bistrot tra i fiori), inizia quando Teddy chiama la sua amica di college Savannah (Sarah Power), pubblicista, e lei le dice che sta per ottenere una promozione. 

Il destino, però, a volte ci mette lo zampino, così Savannah passa in un attimo dalla gioia più grande alla disperazione più nera, perché viene licenziata per problemi economici.

Per fortuna i veri amici si vedono nel momento del bisogno, così Teddy appena appresa la notizia la invita sulla nave offrendole un nuovo lavoro, seppur temporaneo.

Con una nuova speranza nel cuore Savannah prepara le valige e si imbarca, riabbracciando con grande felicità l'amica, che le presenta il capitano Magnusson e il giovane Liam (Jonny Weldon), organizzatore dell'evento KissCon, la crociera insieme ad attori famosi. 

Savanah dovrà aiutare uno di loro, Tripp (Brendan Penny), con cui ha un primo incontro burrascoso, ad accettare la presenza del pubblico vicino a lui e a rapportarsi meglio con i tanti fans, superando la timidezza, anche perché c'è in gioco il suo futuro lavorativo. 

Nei giorni seguenti Savannah e Tripp inizieranno a conoscersi meglio, raccontandosi i propri problemi ed i loro desideri, e a lavorare ben insieme, ma quando il loro legame diventerà troppo forte Liam cercherà di allontanarli, adducendo la scusa della carriera di Tripp, che farà avvicinare a Isla (Katie Sheridan), sua partner sul set. 

Tra meravigliosi paesaggi, frecciatine, momenti romantici e battutacce il film, basato totalmente sulla metafora della finzione della recitazione e sulla dicotomia essere-apparire, si avvia, con un ritmo abbastanza rapido, verso il lieto fine.

Il viaggio ed il loro incontro hanno naturalmente cambiato i nostri protagonisti, schiacciati tra aspettative dei familiari e attitudini e progetti personali, tra il senso del dovere e i loro sogni, aiutandoli a cambiare prospettiva, crescendo e maturando, aprendo il cuore al perdono e alla speranza, con la consapevolezza dell'importanza di essere se stessi e fare ciò che si ama, riprendendo in mano la propria vita dopo le sconfitte.  

La terza ed ultima pellicola, L'arte di amare (Love on the Danube-Royal Getaway, Belgio-Canada-GB-USA-2025) di Norma Bailey (Seguendo una stella, Garage Sale Mistery 6, Come in un giallo), è invece concentrata proprio sull'arte, in questo caso pittorica, ma anche architettonica (i castelli), e ci presenta i due nuovi protagonisti, Ava (Jessica Sipos), curatrice di una galleria d'arte di Chicago, in crociera da sola, in quella che avrebbe dovuto essere la sua luna di miele, e Joe (Dan Jeannotte), in viaggio con il suo maturo assistente Reynolds (Steven Pacey), in cerca di opere d'arte per un'asta di beneficenza.  

I due giovani si conoscono subito e scoprono di avere molto in comune, come un matrimonio non celebrato l'anno prima ed un grande amore per l'arte, ma Ava non sa che in realtà Joe e Reynolds non sono quelli che dicono di essere e quando lo scoprirà si arrabbierà moltissimo e non vorrà più vedere Joe, del quale nel frattempo si è innamorata, ricambiata.

A Joe, molto dispiaciuto, non resta che tornare dalla sua famiglia per comunicare al padre l'importante scelta fatta, dalla quale dipenderà il futuro di molte persone, mentre Ava vuol tornare a casa, per vivere in modo diverso la sua professione, avendo riscoperto in quel viaggio il suo amore puro per l'arte, per il suo valore, la sua importanza ed il suo reale significato, oltre alla necessità della condivisione e della beneficenza. 

Anche Joe, durante quel viaggio, grazie all'incontro con Ava, ha superato la crisi che stava attraversando, tra dovere e desideri, riscoprendo se stesso e le sue vere passioni, ed aprendo nuovamente il cuore e credendo in se stesso ha capito qual è la strada giusta da seguire per il bene di tutti. 

Desiderosi della felicità degli altri, il capitano, Betty e Teddy, come il fratello minore e la cognata di Joe, li aiuteranno a non farsi scappare quella nuova occasione di felicità a cui li ha portati quel viaggio, anche interiore, facendoli finalmente rinascere.

In tutti e tre i film, distribuiti da Hallark Channel, in cui il ritmo è abbastanza veloce, la psicologia dei personaggi è piuttosto ben analizzata, la trama è scorrevole ed interessante, il risultato finale è piacevolissimo. 

venerdì 10 luglio 2026

Vita da strega

Chi volesse godersi una serata all'insegna della spensierata leggerezza può vedere Vita da strega (Bewitched, USA-2005) di Nora Ephron (C'è posta per te, Julie & Julia, Harry, ti presento Sally), sceneggiatrice insieme a Delia Ephron, ispirato all'omonima serie americana degli Anni '60. 

Questa commedia degli equivoci, dalle musiche divertenti e romantiche, narra la storia di Isabel Bigelow (Nicole Kidman), una strega che non desidera altro che avere una vita normale, senza più magia e trucchetti che la rendano più facile. 

Decisa a inseguire il suo sogno, nonostante il padre Nigel (Michael Caine), mago donnaiolo divorziato, non sia d'accordo, si trasferisce in una villa ad Hollywood, con la sua gattina Lucinda, decisa ad arrangiarsi da sola, ma presto scopre di non sapersela cavare senza l'aiuto della magia.  

Il suo disappunto viene dimenticato quando conosce la sua vicina, della quale diventa subito amica, e il famoso attore Jack Wyatt (Will Ferrell), che, colpito dal suo modo di muovere il naso, così sorprendentemente uguale a quello dell'attrice che interpretava io ruolo della protagonista nella serie tv Vita da strega, le offre subito quella parte nel remake in cui sta recitando per risollevare le sorti della sua carriera. 

Finalmente soddisfatta ed innamorata, trovata anche una nuova amica sul set, scoprirà resto, però, che l'interessamento di Jack è solamente lavorativo ed egoistico, così, profondamente ferita, deciderà di punirlo, con l'aiuto della bizzarra zia Clara (Carole Shelley) e non resistendo alla tentazione, si esibirà in mille divertentissimi trucchi di magia che metteranno prima in ridicolo e poi ai suoi piedi il vanesio attore.  

Pentita della sua cattivella vendetta, proverà a perdonarlo, ma non sopportando proprio la sua insensibile arroganza, gli dirà forte e chiaro quello che pensa davvero di lui, prima di licenziarsi in modo teatrale. 

Colpito da quell'inaspettata e sincera doccia di verità, così inusuale in quell'ambiente falso e ipocrita, Jack si accorgerà finalmente del suo valore come persona e come attrice, e la convincerà a proseguire le riprese. 

Tutto bene quel che finisce bene sembrerebbe, ma a rovinare il nuovo amore arriverà l'ex moglie vanitosa ed avida dell'uomo, così Isabel non resisterà e la colpirà con una divertentissima serie di trucchi di magia e tutto tornerà a posto, sinché il loro rapporto non si incrinerà di nuovo quando svelerà all'amato, dapprima incredulo, di essere davvero una strega. 

Riusciranno i nostri eroi a coronare il loro sogno d'amore e ad avere il loro lieto fine?

Ed Elizabeth riuscirà davvero a non approfittare mai delle sue capacità magiche?

E si può davvero cambiare il proprio destino e la propria natura?

Lo scopriremo al termine di questa pellicola frizzante, prodotta da Columbia Pictures e Red Wagon Productions, dal ritmo veloce e vivace, giocata molto sui gesti, sui dettagli e sulla metafora della finzione (degli attori che recitano e delle persone che in realtà sono maghi e streghe), in cui si parla di accettazione delle diversità, di autocontrollo, analizzando da un punto di vista originale il vero significato di "casa", del matrimonio e dell'amore. 

lunedì 6 luglio 2026

Un'estate a Langeoog

Un'estate a Langeoog (Ein Sommer auf Langeoog, Germania-2022) di Vejana Havemann (The oracle, Mysterious Friends) è un film drammatico molto intenso e interessante, dal ritmo lento, tranne in un punto chiave della storia, poiché si concentra non sull'azione, ma sui personaggi, analizzando in modo molto preciso e metodico le loro emozioni, i loro pensieri, i loro desideri, le loro attese. 

La storia di Antonia Hofmaier (Lara-Joy Korner), vedova ancora giovane arrivata da Monaco con suo figlio adolescente Linus (Ernie Baikousis) sulla piccola isola nel Mare del Nord per far firmare a suo padre Herbert (Oliver Tarner) la rinuncia all'eredità di sua madre, morta qualche mese prima, è la storia del suo viaggio interiore, di un cambiamento necessario per la guarigione dell'anima e per potersi liberare dai pesi e dalle colpe del passato, aprendosi al perdono e all'amore, sentendosi finalmente di nuovo libera e leggera. 

Sull'isola Antonia scoprirà che Linus le nasconde un segreto importante, e che può capitare a tutti di innamorarsi senza volerlo di una persona già impegnata, come era accaduto ventun'anni prima a Lefke (Helena Grass), più grande di lei di soli quattro anni, e dovrà chiedersi se è giusto godere della propria felicità anche se si feriscono gli altri e se è giusto incolpare le persone per le loro scelte che hanno cambiato il nostro destino. 

Il film, a tratti più cupo e pesante, basato sulla sceneggiatura di Kirsten Peters, parla della fragilità e dell'imperfezione dell'uomo, con i suoi difetti, le sue azioni e le sue motivazioni a volte egoistiche e sbagliate, parla di resilienza e di accettazione, oltre che del potere benefico della natura e del rapporto con gli animali.

Antonia, infatti, scoperto con disappunto che il padre non si è presentato all'appuntamento col notaio perché è andato a fare di nascosto uno dei suoi giri in barca, perso l'ultimo traghetto per tornare a casa, deve a denti stretti sopportare di essere ospite nella casa di Levke, la donna che gli aveva portato via suo padre, quando lei aveva solo quindici anni, vicina ad un maneggio in cui Levke ed Herbert, ben accettato dalla comunità, fanno terapia con i cavalli, cercando di guarire le ferite delle persone facendole entrare in connessione con questi sensibili e splendidi animali. 

In quel posto Antonia, che cavalcava, sembra a poco a poco stare meglio, ed anche Linus si trova bene, soprattutto con Emma (Lieselotte Voss), la ragazza di cui si è innamorato, ma Herbert resta sempre irraggiungibile, facendo molto arrabbiare e preoccupare le due donne della sua vita, e dopo una notte di tempesta viene ritrovata la sua barca, così altre ombre paurose minacciano la serenità dei protagonisti, che nel finale saranno diversi da prima, più consapevoli della complessità dei rapporti umani, ma anche della loro meravigliosa bellezza e della necessità di trovare un solido equilibrio interiore per superare i momenti più bui senza rinunciare alla preziosa ricchezza, al valore e all'unicità di ogni essere umano e di ogni nuovo legame con gli altri.

domenica 5 luglio 2026

Assassinio a Venezia

Chi volesse guardare un thriller ad alta tensione, molto interessante ed emozionante, dal ritmo sempre più veloce, a tratti spasmodico, man mano che ci si avvicina alla verità, con lo stile delle riprese che accompagna il contenuto, con inquadrature molto mosse, soffocanti e paurose nei momenti di massima intensità, deve assolutamente vedere Assassinio a Venezia (A hauting in Venice, USA-2023) di Kenneth Branagh (Assassinio sull'Orient Express, Assassinio sul Nilo, Il diavolo veste Prada 2), liberamente adattato dal romanzo Poirot e la strage degli innocenti di Agatha Christie (Dieci piccoli indiani, Sipario, Assassinio allo specchio).

La trama di questo film, basato sulla sceneggiatura di Michael Green, e prodotto dallo stesso Kenneth Branagh, insieme a Judy Hofflund, Ridley Scott e Simon Kinberg, racconta una nuova, inaspettata avventura del detective Hercule Poirot (Kenneth Branagh), ormai in pensione a Venezia, finché il suo assistente Vitale (Riccardo Scamarcio), che non lo lascia mai avvicinare da nessuno dei potenziali clienti in cerca di aiuto, gli annuncia la visita a sorpresa di una sua vecchia amica, la scrittrice di polizieschi Ariadne Oliver (Tina Fey), che lo invita ad accompagnarla ad una seduta spiritica in un antico palazzo dal passato oscuro, in cui abita un'ex cantante, Rowena, che ha perso tragicamente la sua giovane figlia Alicia.

Dapprima il detective rifiuta l'invito, ma alla fine si lascia convincere, dal momento che dovrà dimostrare col suo metodo deduttivo-ragionativo che la medium, che ha già scontato una pena, è solo una brava truffatrice, ed esce nelle affollate strade della città in festa per Halloween, sino a raggiungere la meta. 

Salutati i bambini dell'orfanotrofio ospitati nel palazzo per la loro festa di Halloween, a Poirot vengono presentati gli altri ospiti, il dottor Leslie Ferrier (Jamie Dornan) e suo figlio Leopold (Jude Hill), la governante Olga Seminoff (Camille Cottin), l'ex fidanzato di Alicia Maxime Gerard (Kyle Allen), oltre alla padrona di casa Rowena Drake (Kelly Reilly), alla medium Joyce Reynolds (Michelle Yeah) e ai suoi giovani assistenti Desdemona (Emma Loird) e Nicholas Holland (Ali Khan), poi inizia la seduta spiritica, per evocare l'anima di Alicia Drake (Rowan Robinson). 

Scoperti, effettivamente, quasi subito alcuni dei trucchi della presunta medium, che prosegue comunque la seduta, Poirot inizia però a dubitare delle sue convinzioni, dopodiché interrompe l'ingannevole farsa, per poi essere aggredito, un attimo prima del ritrovamento del cadavere della donna, morta brutalmente come lo spirito che stava evocando. 

Dopo aver ordinato che nessuno dei presenti uscisse dal palazzo ed iniziati gli interrogatori, Poirot, come lo spettatore, scopre meglio, a mano a mano, la storia di ognuno di loro, i loro dolori, le loro ferite, i loro problemi, e l'aspetto umano della storia si fa via via più interessante, finché non ricomincia l'azione, quando viene ritrovato un altro corpo, che rende tutta la vicenda inspiegabile, in quanto si tratta di un omicidio a camera chiusa. 

Poirot è sempre più deciso ad andare fino in fondo a quella brutta storia, per dimostrare che è tutta umana, e poter scoprire e punire il vero colpevole, ma inizia ad avere strane visioni.

Sarà solo suggestione, unita alla stanchezza, o quel grande palazzo è veramente ancora infestato dagli orrori del passato?

Per fortuna Poirot, in quella notte tormentata, nonostante i malesseri e le paure, riuscirà ad arrivare alla soluzione di quell'assurdo mistero. 

Il film, un giallo a tinte forti molto coinvolgente e ben costruito, ambientato nel 1947, ha moltissimi punti di forza, a partire dalla magistrale interpretazione dei protagonisti, oltre alla fotografia di Haris Zambarloukos, alle musiche di Hildur Guanadottir e al montaggio di Lucy Donaldson.

Anche Venezia risulta protagonista, in una versione inedita, cupa, notturna, movimentata, con l'acqua metaforicamente minacciosa, a parte nel solare e pacifico momento iniziale e finale di Poirot in terrazza, con funzione naturalmente simbolica.

Altri protagonisti di questo thriller molto intenso, in bilico tra leggenda e realtà, passato e presente, umano e sovrumano, possibile e impossibile, diventano i rumori, i silenzi, le urla, i dettagli, le pause e le ombre.

La trama della pellicola, prodotta da 20th Century Studios, Kinberg Genre, The Mark Gordon Company e Scott Free Productions, è forte, originale, avvincente, grazie ai tantissimi colpi di scena, uno dei quali avviene sorprendentemente a enigma brillantemente risolto, e la psicologia dei personaggi è molto ben analizzata, scoprendosi a poco a poco, con lo snodarsi dell'intreccio.

Nel film, oltre alle tematiche del lutto, della resilienza e delle morti precoci, sono toccate anche quelle del rapporto genitori-figli, dello scontro tra fede e ragione, della guerra e dei suoi traumi, della malattia, della pazzia, dell'adozione, delle truffe, del cambiamento, dell'amore e, naturalmente, della giustizia. 

Si tratta di un film molto cupo, quasi horror, per l'ambientazione in una notte di tempesta in cui regna il buio, per le maschere, per il contrasto bambini-adulti, bene-male, vita-morte, e per il senso di claustrofobia che si evince dalle inquadrature dell'interno del vecchio palazzo.