Chi volesse guardare un thriller ad alta tensione, molto interessante ed emozionante, dal ritmo sempre più veloce, a tratti spasmodico, man mano che ci si avvicina alla verità, con lo stile delle riprese che accompagna il contenuto, con inquadrature molto mosse, soffocanti e paurose nei momenti di massima intensità, deve assolutamente vedere Assassinio a Venezia (A hauting in Venice, USA-2023) di Kenneth Branagh (Assassinio sull'Orient Express, Assassinio sul Nilo, Il diavolo veste Prada 2), liberamente adattato dal romanzo Poirot e la strage degli innocenti di Agatha Christie (Dieci piccoli indiani, Sipario, Assassinio allo specchio).
La trama di questo film, basato sulla sceneggiatura di Michael Green, e prodotto dallo stesso Kenneth Branagh, insieme a Judy Hofflund, Ridley Scott e Simon Kinberg, racconta una nuova, inaspettata avventura del detective Hercule Poirot (Kenneth Branagh), ormai in pensione a Venezia, finché il suo assistente Vitale (Riccardo Scamarcio), che non lo lascia mai avvicinare da nessuno dei potenziali clienti in cerca di aiuto, gli annuncia la visita a sorpresa di una sua vecchia amica, la scrittrice di polizieschi Ariadne Oliver (Tina Fey), che lo invita ad accompagnarla ad una seduta spiritica in un antico palazzo dal passato oscuro, in cui abita un'ex cantante, Rowena, che ha perso tragicamente la sua giovane figlia Alicia.
Dapprima il detective rifiuta l'invito, ma alla fine si lascia convincere, dal momento che dovrà dimostrare col suo metodo deduttivo-ragionativo che la medium, che ha già scontato una pena, è solo una brava truffatrice, ed esce nelle affollate strade della città in festa per Halloween, sino a raggiungere la meta.
Salutati i bambini dell'orfanotrofio ospitati nel palazzo per la loro festa di Halloween, a Poirot vengono presentati gli altri ospiti, il dottor Leslie Ferrier (Jamie Dornan) e suo figlio Leopold (Jude Hill), la governante Olga Seminoff (Camille Cottin), l'ex fidanzato di Alicia Maxime Gerard (Kyle Allen), oltre alla padrona di casa Rowena Drake (Kelly Reilly), alla medium Joyce Reynolds (Michelle Yeah) e ai suoi giovani assistenti Desdemona (Emma Loird) e Nicholas Holland (Ali Khan), poi inizia la seduta spiritica, per evocare l'anima di Alicia Drake (Rowan Robinson).
Scoperti, effettivamente, quasi subito alcuni dei trucchi della presunta medium, che prosegue comunque la seduta, Poirot inizia però a dubitare delle sue convinzioni, dopodiché interrompe l'ingannevole farsa, per poi essere aggredito, un attimo prima del ritrovamento del cadavere della donna, morta brutalmente come lo spirito che stava evocando.
Dopo aver ordinato che nessuno dei presenti uscisse dal palazzo ed iniziati gli interrogatori, Poirot, come lo spettatore, scopre meglio, a mano a mano, la storia di ognuno di loro, i loro dolori, le loro ferite, i loro problemi, e l'aspetto umano della storia si fa via via più interessante, finché non ricomincia l'azione, quando viene ritrovato un altro corpo, che rende tutta la vicenda inspiegabile, in quanto si tratta di un omicidio a camera chiusa.
Poirot è sempre più deciso ad andare fino in fondo a quella brutta storia, per dimostrare che è tutta umana, e poter scoprire e punire il vero colpevole, ma inizia ad avere strane visioni.
Sarà solo suggestione, unita alla stanchezza, o quel grande palazzo è veramente ancora infestato dagli orrori del passato?
Per fortuna Poirot, in quella notte tormentata, nonostante i malesseri e le paure, riuscirà ad arrivare alla soluzione di quell'assurdo mistero.
Il film, un giallo a tinte forti molto coinvolgente e ben costruito, ambientato nel 1947, ha moltissimi punti di forza, a partire dalla magistrale interpretazione dei protagonisti, oltre alla fotografia di Haris Zambarloukos, alle musiche di Hildur Guanadottir e al montaggio di Lucy Donaldson.
Anche Venezia risulta protagonista, in una versione inedita, cupa, notturna, movimentata, con l'acqua metaforicamente minacciosa, a parte nel solare e pacifico momento iniziale e finale di Poirot in terrazza, con funzione naturalmente simbolica.
Altri protagonisti di questo thriller molto intenso, in bilico tra leggenda e realtà, passato e presente, umano e sovrumano, possibile e impossibile, diventano i rumori, i silenzi, le urla, i dettagli, le pause e le ombre.
La trama della pellicola, prodotta da 20th Century Studios, Kinberg Genre, The Mark Gordon Company e Scott Free Productions, è forte, originale, avvincente, grazie ai tantissimi colpi di scena, uno dei quali avviene sorprendentemente a enigma brillantemente risolto, e la psicologia dei personaggi è molto ben analizzata, scoprendosi a poco a poco, con lo snodarsi dell'intreccio.
Nel film, oltre alle tematiche del lutto, della resilienza e delle morti precoci, sono toccate anche quelle del rapporto genitori-figli, dello scontro tra fede e ragione, della guerra e dei suoi traumi, della malattia, della pazzia, dell'adozione, delle truffe, del cambiamento, dell'amore e, naturalmente, della giustizia.
Si tratta di un film molto cupo, quasi horror, per l'ambientazione in una notte di tempesta in cui regna il buio, per le maschere, per il contrasto bambini-adulti, bene-male, vita-morte, e per il senso di claustrofobia che si evince dalle inquadrature dell'interno del vecchio palazzo.
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