domenica 20 agosto 2017

Licenza di tradire

I film tratti dai romanzi della britannica Rosamunde Pilcher (Solstizio d'inverno, La camera azzurra, Neve d'aprile), pur essendo godibili ed abbastanza riusciti, non raggiungono lo splendido risultato ottenuto dall'originale. "Rosamunde Pilcher: Licenza di tradire" (Germania, 2016) di Uli Moller (Balko), in particolar modo, è quello che più stona nella nutrita schiera dei suoi simili. In primo luogo è quello che più si distanzia dal classico pacchetto "vita tranquilla- evento, spesso drammatico, che la sconvolge- ritorno alle origini, cioè ad una vita più semplice, a contatto con la natura, per riprendersi- nuovi incontri- decisione di restare per vivere felici".  Anche il solito asse perdita vecchio amore- arrivo di un nuovo amore è qui spostato dall'abituale  dolce romanticismo ad un più leggero ed "amorale" sesso extraconiugale.

Sorvolando sull'impossibilità di certe situazioni, sulla velocità con cui si prendono le decisioni e con la quale accadono gli eventi, in quanto il realismo non è mai stato l'obiettivo principale dell'autrice, né della maggior parte dei romanzi amorosi, la trama è troppo esile ed ingarbugliata, a tratti confusa, per raggiungere un alto livello di qualità, non vi è spessore dei personaggi (in primo luogo in quello di Sam- Cristian Wunderlich, perfetto principe azzurro arrivato all'improvviso da non si sa dove per salvare Lexi e la piccola Poppy dall'immaturo David e dalla prevista solitudine), né una loro vera evoluzione, soprattutto in quelli più giovani.



Più carina risulta la storia di sottofondo, dedicata a Lexi (Terese Rizos), la figlia ventiduenne di Oscar (Heio von Stetten) ed Ella (Anica Dobra), i maturi protagonisti sposati da venticinque anni, ma purtroppo anche questa pecca di imprecisioni e di superficialità. Apprezzabile l'accenno ad altri temi (il rapporto padre-figlia, la serietà nel lavoro, le gravidanze delle minorenni, il diverso metodo di gestione delle aziende nei cambi di generazione), anch'essi, però, non approfonditi.



Nell'insieme, comunque, Rosamunde Pilcher: Lisenz Zum Seitensprung, è un film leggero, che tratta un tema attuale, un problema, quello della crisi di coppia, in un modo abbastanza moderno ed originale (gli interessati per risolvere lo stallo chiedono aiuto ai più spavaldi, seppur altrettanto attempati, consuoceri, Alfie e Grace, imitandoli), senza mai scadere nella banalità o nel volgare (eccezion fatta per qualche rara battuta ed inquadratura di dubbio gusto). Ed il finale, per quanto frettoloso, è educativo e romanticamente risolutivo per tutti.     

                        




domenica 16 aprile 2017

BUONA PASQUA!!!!!!

Carissimi amici,
per augurarvi Buona Pasqua, con la gioia, l'amore e la condivisione che porta con sé, vi dedico questa splendida poesia di Madre Teresa di Calcutta, che magistralmente esprime questi sentimenti.
Tantissimi auguri a tutti!!!!

sabato 25 febbraio 2017

Agatha MIstery: La spada del re di Scozia

E' un freddo venerdì sera a Bowden: il fuoco crepita nel camino del salotto, diffondendo un piacevole profumo di legno di castagno e facendo balenare luci ondeggianti sui mobili. Godfrey Mistery e la nipotina Agatha, terminata la cena, parlottano, raccontandosi storie di avventure in paesi lontani, mentre Larry ronfa, russando come una pentola a pressione, raggomitolato sotto un plaid che lo copre fino al collo, ignaro che vi sia annidato sotto anche Watson, da cui è terrorizzato, che si lecca la zampa facendo sonore fusa. Così, prima che si ingaggi una feroce lotta da cui il londinese nottambulo uscirebbe irrimediabilmente  sconfitto, viene sollevato con delicatezza da Mr. Kent, che lo porta in camera da letto tra le risa a crepapelle dei parenti.
L'indomani Larry, dopo essere emerso come un palombaro da cinque strati di coperte, nel silenzio irreale delle sette di mattina, sfreccia in bicicletta per le stradine serpeggianti della verde campagna scozzese, superando file di case in stile georgiano dai colori vivaci per sbrigare velocemente  una spinosa faccenda, una seccatura riguardante un'amica d'infanzia, Aileen Ferguson. Raggiunta la periferia di Edimburgo, entra spavaldo nel pub deserto in cui gli ha dato appuntamento, tempestandolo di e-mail piene di cuoricini, per fare colazione insieme. Subito, però, la sua sicurezza svanisce: la piccola Dorothy de Il mago di Oz, col grembiulino azzurro, le scarpette rosse e i codini sbarazzini si è trasformata in una ragazza slanciata, dal passo deciso, con capelli corti castano chiaro, occhi verdi, viso angelico, vestitino blu alla moda, sorriso perfetto, insomma, carina da morire. Mentre lui è vestito come uno scozzese d'altri tempi, pratico e senza troppi fronzoli, al massimo del cattivo gusto: pesante maglione di lana delle Shetland, rigidissimi pantaloni di fustagno e un paio di stivali di gomma verde, gel per scolpire il ciuffo a regola d'arte, secondo la moda. In preda all'imbarazzo, arrossisce a vista d'occhio, consapevole di non aver nessuna possibilità di fare colpo su quella ragazza da capogiro, più interessata al suo haggis vegetariano che al dispositivo hi-tech per investigatori. Fallimento totale della missione, in cui niente è filato liscio. Lo salva proprio il trillo acuto di quel telefonino di nuova generazione, richiamandolo al dovere. Larry lo arpiona fulmineo e con un gran sospiro, borbottando qualcosa riguardo ad una missione urgentissima, con un'ultima occhiata di rimpianto sgattaiola fuori dal pub come un ladruncolo, mentre Aileen si consola del fatto di essersi invaghita di un tipo bislacco con macedonia e panna, sotto lo sguardo del taciturno barista col cappello da gourmet che continua a tagliare la frutta con lo strofinaccio appoggiato alla spalla.
Nel frattempo Agatha, dopo una gustosa colazione (una caraffa di the caldo con fragranti pancake al mirtillo), tallonata a breve distanza da Watson, raggiunge il nonno e Mister Kent nell'ampio prato dietro la villa, circondato da un boschetto battuto dal vento. Qui osserva strabiliata i lavori di preparazione per la gita nelle Highlands, il Mistery Balloon, un telone di nylon di dimensioni colossali diviso in tanti spicchi gialli con la scritta rossa a caratteri cubitali, che si gonfia di aria calda come una torta che lievita nel forno, mentre sul pendio di fronte Larry sbatte goffamente contro un grosso larice, lanciando un grido di dolore e, con la bicicletta scassata ed il gomito ammaccato, corre affannosamente ad annunciare agli altri l'imprevisto cambio di programma. Così il gruppetto si mette concitatamente in viaggio, nel cielo terso, con il vento favorevole, sorvolando il fiordo di Edimburgo, verso il castello di Dunnotar, a pochi chilometri da Aberdeen, sulla costa nord orientale, da cui è appena scomparsa, in occasione della sua esposizione al pubblico, la celebre spada claymore del leggendario re Robert Bruce, che nel Medioevo ha liberato la Scozia dal giogo degli inglesi. Dopo aver superato la salita, la fase più emozionante, in cui tutti sono rimasti zitti ad osservare il paesaggio della sconfinata brughiera, delle coste del Mare del Nord, con le rocce sferzate da onde schiumose e bianche spiagge dove riposano colonie di foche, farsi più piccolo, il nonno, con un sorriso arguto e fiero che gli sbuca dalla barba, in quanto lassù sulle nuvole conosce mille scorciatoie, e Mr. Kent, che occupa metà dello spazio, ascoltano con vivo interesse e curiosità il rapido riassunto degli eventi. Gustati ottimi tramezzini al formaggio e atterrati con manovre morbide e precise, vengono accolti dai membri del comitato organizzatore: Mr. Mckenzie, un ometto calvo che sventola il cappello in un inchino, l'impettito Mr. Brown, l'antiquario ideatore della mostra, un trentenne affascinante con l'aria da dandy, e i due principali investitori, il danaroso conte Duncan ed il ricchissimo e corpulento magnate del petrolio McClure. Pronti per la missione, vengono condotti nella sala delle armi, ancora intrisa di odore di vernice fresca dopo il recente restauro, dove, nonostante le prelibatezze del rinfresco, le alte sfere della società siedono infelici, spossate dall'attesa. Anche gli organizzatori sono nervosi, e bisticciano, accalorati, incolpandosi a vicenda, finché Mr. Kent scrocchia le dita e con sguardo arcigno emette un grugnito intimidatorio, impressionandoli con la sua stazza.
La situazione sembra semplice, in quanto tutti gli ospiti ed i membri del comitato sono stati trovati riversi a terra. Tutti tranne uno: la giovane segretaria del professor Brown, rimasta all'esterno del castello tra le 8.15 e le 8.30 per cercare nella sua auto la borsetta contenente i permessi in carta bollata del Museo di Edimburgo. Ma la verità è davvero uguale all'apparenza? Come è possibile che tutti si siano addormentati e risvegliati d'improvviso nello stesso momento ed abbiano avuto assurde allucinazioni, diverse tra loro? Perché la signorina Stone, al suo rientro, ha trovato le finestre, prima chiuse, spalancate? L'unica testimone del grave fatto, innocente o colpevole, resta proprio la bella ventenne con il tailleur spiegazzato e un trucco che la fa sembrare più matura. Il mistero è intricato, presenta notevoli stranezze e i tempi sono strettissimi (se Larry non troverà il colpevole e lo spadone con l'elsa a forma di croce e una lama corta e maneggevole entro il tramonto - e l'arrivo della polizia e dei giornalisti!- sarà irrimediabilmente bocciato!). Watson, naturalmente, sembra metterci del suo per complicarla ulteriormente, sparendo  tra le varie stanze stipate di mobili.
A tenere a bada gli ospiti, giustamente irritati e confusi per l'imprevisto capitato, ci pensa Mr. Kent,
dalla forte mascella e le braccia nerborute, ritto come una guardia di Buckingham Palace a sorvegliare la porta, piantonando la sala. Anche Godfrey Mistery, nella sua giacca di tweed, prende molto sul serio il ruolo affidatogli nella recita, e si mette a lavorare con entusiasmo. Arrotolatosi le maniche della camicia, si chiude in una stanza ed inizia a interrogare ad uno ad uno i presenti, a cui è stato proibito di uscire fino a nuovo ordine, e trascrive diligentemente su un quaderno con la sua calligrafia ordinata, minuta, e piena di svolazzi le deposizioni, che lo rendono dubbioso per la loro stranezza, ma mantiene la sua signorile compostezza. Intanto Agatha e Larry si aggirano indisturbati nella zona intorno al castello, in cerca di indizi interessanti. Lo spettacolo dell'imponente fortezza, composta da vari edifici, un torrione di pietra massiccia  troncato all'altezza del secondo piano e bucherellato dai colpi delle macchine d'assedio, una residenza signorile, una chiesetta diroccata ed altre rovine, su uno sperone roccioso a picco sul mare, è mozzafiato. Circondato da alte mura e dolci collinette, con una sola via d'accesso, quel promontorio solitario sembra davvero inespugnabile. Sullo spiazzo erboso intorno al pozzo, dove Watson scorrazza indisturbato, i due ragazzi si imbattono in molti falsi indizi e finte piste, disseminate per depistare le indagini, creando scompiglio sulla scena del crimine, finché, con i vestiti impolverati, tra folate di aria fredda, piccozze su cui inciampano, buchi ed urla di sorpresa, inseguendo quel gattaccio scatenato, armati di una torcia elettrica, scoprono una cavità, ingresso di un passaggio segreto sotto il pavimento, che conduce, con un piccolo salto, ad una spiaggia in fondo alla scogliera, dove il micetto pestifero giocherella con un granchio.
Grazie a quest'imprevisto, alcune interessanti ipotesi fanno capolino nella loro mente -le persone motivate ad impossessarsi della tradizionale arma dei clan scozzesi, le debolezze di un piano che sembrava perfetto, i possibili acquirenti segreti- finché finalmente, ricostruita la scena del furto più pazzesco che ricordassero, tutto viene finalmente chiarito e viene scoperto il vero pifferaio di Hamelin, capace di incantare gli astanti con la sua magica musica. Gli ospiti, curiosi, arrabbiati, spaventati, seduti ai tavolini, come spettatori di un teatro, assistono, insieme ai membri del comitato, alla proiezione di fotografie sullo schermo alle spalle dei cugini Mistery, mentre Godfrey, affabile anfitrione, dà inizio allo spettacolo. Agatha, nonostante si senta intimidita dagli sguardi scrutatori e dalle domande di ogni tipo, con fare brillante e un tono da detective consumata ricostruisce l'indagine passo per passo. Con naturale sicurezza rivela il colpevole, che tenta inutilmente la fuga, lanciando un rabbioso urlo. Il sipario, tra lamentele, veementi proteste, sospiri liberatori, parole gentili e profusione di scuse, viene definitivamente calato. Il fotografo è disperato per la rottura della sua macchina digitale, custode di scatti compromettenti, il nonno,  un po' affaticato, con le gambe indolenzite, ma soddisfatto per il lavoro svolto dagli intrepidi nipotini, spericolati come i padri, sempre pronti all'avventura, si slaccia con calma il farfallino dal collo.
Il mattino dopo, finalmente, la pace. Ricevuti i lieti ringraziamenti per la risoluzione, in fondo semplice, del mistero, i nostri amici si mettono in viaggio verso le isole Orcadi, un grande arcipelago a nord della Scozia, in allegria, tra chiacchiere e paesaggi incantevoli. Atterrati, nel tardo pomeriggio, a Stenness, assistono, insieme a molti curiosi, al recupero della spada e allo sfavillante messaggio della scuola, che si congratula con Larry per aver superato l'impresa a pieni voti, motivo per cui gli viene concessa una settimana extra di vacanza ... salvo missioni inattese!!!
Finalmente sollevato, anche il ragazzo, con occhi colmi di gioia, può passeggiare lungo la silenziosa spiaggia, seguito da un saltellante Watson, in quel complesso circolare simile a quello di Stonehenge.
                                               

domenica 1 gennaio 2017

Buon 2017!!!!

Cari amici ed amiche,
anche i miei migliori auguri per questo nuovo anno che ci aspetta sono all'insegna delle parole di Madre Teresa:

Vivi la vita

La vita è un'opportunità, coglila.
La vita è bellezza, ammirala.
La vita è beatitudine, assaporala.
La vita è un sogno, fanne una realtà.
La vita è una sfida, affrontala.
La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo.
La vita è preziosa, abbine cura.
La vita è una ricchezza, conservala.
La vita è amore, godine.
La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è promessa, adempila.
La vita è tristezza, superala.
La vita è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, accettala.
La vita è un'avventura, rischiala.
La vita è felicità, meritala.
La vita è la vita, difendila.

mercoledì 28 dicembre 2016

Fred Claus, ovvero il fratello di Babbo Natale!

Che Babbo Natale, cioè Nicolas Claus (Paul Giamatti), fosse un adorabile omone con una grande pancia e tanta barba bianca, lo sapevamo tutti.

                                              

Che fosse buono, generoso e leale, anche. Come che vivesse al Polo, che avesse un laboratorio di costruzione per produrre, con i suoi amici elfi, ogni anno tutti i regali desiderati dai bambini del mondo, da trasportare sulla slitta volante trainata da morbide e cornute renne. Che avesse una moglie più giovane che tenta con scarsi risultati di tenerlo a dieta, con la quale affronta i normali problemi matrimoniali di ogni altra coppia del mondo, no.

                                                           

                        

Che avesse dei genitori ancora piuttosto giovani, più precisamente un padre timido ed una madre più intraprendente, con cui trascorre sempre le vacanze, nemmeno. Né che avesse come guardie del corpo dei piccoli ninja scatenati, pronti a difenderlo con la vita.

                                                    

Soprattutto non sapevamo che avesse un fratello, Fred (Vince Vaughn) che vive lontanissimo. Totalmente diverso da lui: più magro, più bello, più giovane, più agile. Ma anche più egoista, immaturo, solitario, scapestrato e truffaldino, eccezion fatta per l'affettuosa amicizia col piccolo Slam.

                                                  

Così superficiale da arrivare a fingersi un rappresentante dell'Esercito della Salvezza per racimolare i soldi che gli mancano per comprare il locale che sogna di adibire a sala da gioco. E farsi mettere prima in fuga, e poi in prigione. Perché possa finalmente mettersi in moto la vera storia.

                                 
                                     
Quella educativa e un po' sdolcinata che noi spettatori ci aspettiamo e che subito arriva. Dopo il rifiuto di aiutarlo da parte della bella fidanzata Miranda, ormai arcistufa e stanca dei suoi comportamenti, non gli resta, infatti, che chiamare il buon vecchio fratellone che, nonostante le occhiatacce ed i rimproveri della moglie Annette (Miranda Richardson), ormai anch'essa allergica al cognato e alle sue richieste, gli manda i 5.000 € previsti dalla cauzione.

                                              

E qui vengono gettate le basi per una futura (e insperata) conversione: se il furbacchione spera di ottenere senza batter ciglio anche gli altri  50.000 € che gli servono per l'acquisto del locale ... beh, si sbaglia di grosso. Perché, come tutti, dovrà guadagnarseli. Lavorando. A differenza degli altri, però, dovrà farlo nientepopodimeno che .... al Polo! Più precisamente nella magnifica, straordinaria, affollata, luminosa e colorata fabbrica dei sogni, ovvero il laboratorio segreto di Babbo Natale!!!!

                             

Sarà proprio qui che, come Nicolas Claus, insieme a tutti noi sperava, qualcosa in lui inizia magicamente a cambiare,  in quelle  enormi stanze in cui il dj mette sempre il solito mieloso disco e in cui gli aiutanti del Grande Rosso fanno sempre gli stessi gesti e dicono sempre le stesse cose, come in un rivisitato Tempi Moderni natalizio.   
                  
 

             

Dove Willie (John Michael Higgins), il capo degli elfi, che ospita Fred nella sua piccola casetta da elfo, in minuscoli lettini da elfo, ama da sempre, non ricambiato, la bellissima assistente e contabile, Charline (Elisabeth Banks), umana, altissima e biondissima.  

         

Fred col tempo inizia a conoscerlo meglio, fino a diventare suo amico e consigliere, tirando fuori, tra una carezza e un pugno (metaforici, si intende!), il bene ed il meglio che ci sono in lui, il coraggio, la sicurezza, la fiducia in se stesso, aiutandolo a superare le sue paure, in modo che la donna dei suoi sogni, che non ricorda mai il suo nome, lo veda finalmente per quello che è davvero, imparando ad amarlo.
Tra le infinite pile di fascicoli sui bambini del mondo, di cui un timbro, buono o cattivo, decide la sorte, lista 1 o lista 2, il nostro amico Fred comincia a ribellarsi, a maturare, ad accorgersi degli altri.

                               

Convincendosi che non ci sono bambini cattivi, ma solo bambini spaventati, sfortunati o che non si sentono ascoltati.

                           

Questa presa di coscienza tira fuori tutta la sua rabbia repressa, l'invisibile gelosia e distanza che lo ha sempre separato da Nicolas, all'ombra del quale è cresciuto, privo di un suo spazio vitale, proprio come un albero che, debole, si piega, nascosto dalla grandezza di quello vicino, e poi viene tagliato, ma anche della madre.


                   

Accettata questa verità, cerca di risolvere il conflitto, nel miglior modo che può: aiutando i suoi cari, coloro che, nonostante tutto, lo amano e non sanno di avergli procurato tanta sofferenza e disagio. Solo lui, infatti, un Claus, può sostituire il fratello infortunato nella sua sacra missione, salvando il Natale e con esso la felicità dei bimbi del mondo, perché per i piccoli è importante ricevere un regalo, anche se non proprio quello che desiderano, come sapere che c'è qualcuno là fuori che pensa a loro.

                                  

Indossato il costume rosso diventa un altro uomo, una sorta di supereroe, come l'ispettore Clive, ex Clive Quattr'occhi, con il suo mantello di Superman prima negato e poi consegnatogli da Babbo Natale con vari decenni di ritardo, capace di fare quello che gli altri non si aspettano assolutamente da lui.

                                 

E anche di più.

                      

Così si arriva, in una folle corsa contro il tempo, dopo un lungo e tortuoso percorso tra il buio e la luce attraverso i simboli più conosciuti dei Paesi del mondo, tra migliaia di biscotti ingurgitati alla velocità della luce e una folle guida da professionista che fa un bel po' di infrazioni, al lieto fine. E vissero tutti felici e contenti, in una nuova armonia e modo di vita. E anche la storia principale, quella del bambino Fred, si conclude nel migliore dei modi: un inaspettato regalo, finalmente: la conquista di un nido e del senso della vita.

           

La trama sarà pur già vista e rivista, come anche i contenuti, ma il film, Fred Claus - Un fratello sotto l'albero (2007) di David Dobkin, basato sulla storia inventata da Jessie Nelson e Dan Fogelman, prodotto dalla Warner Bros - Silver Pictures, è riuscito. Perchè è divertente, oltre che scorrevole, e ha l'unico vero ingrediente che gli si chiede. Lo spirito del Natale, la magia del desiderio, l'ansia dell'attesa, dell'aspettativa, della speranza, della sorpresa quando questa si avvera.

                                                                     

sabato 24 dicembre 2016

Buon Natale!

Cari amici e dolci amiche, quest'anno esprimo i miei affettuosi auguri attraverso le profonde e sagge parole di una poesia di una grande donna che ho sempre amato e stimato, Madre Teresa.

E’ Natale

E’ Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.


E’ Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l’altro.


E’ Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.


E’ Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.

E’ Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.

E’ Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri.

domenica 24 luglio 2016

Un ponte per Terabithia

Un ponte per Terabithia (Bridge to Terabithia) è un film americano del 2007 diretto da un regista esordiente, l'ungherese Gabor Csupo.
Fantasy drammatico, è tratto dall'omonimo romanzo di Katherine Paterson (Io me ne vado, The day of the Pelican, Il segno del crisantemo) del 1976, cui si ispira anche la pellicola di Eric Till (Luther, L'assassino è alla porta, Appello finale) del 1985.
Con questo film, presentato al Giffoni Film Festival nel 2007, vincitore, nello stesso anno, agli Young Artist Awards del premio alla Miglior Attrice (Anna Sophia Robb), nominata come Miglior Attrice anche ai Critic's Choice Awards, e al Miglior Cast Giovanile, il regista voleva creare un film meraviglioso e visivamente stupefacente che riuscisse a commuovere e toccare il cuore del pubblico.
Nonostante il numero ridotto di scene con effetti speciali, che ricordano quelle della saga di Harry Potter e de Le Cronache di Narnia (prodotta dagli stessi Hal Lieberman, Lauren Levine e David Paterson), ha ottenuto un grande successo tra i giovani.
Interamente girato in Nuova Zelanda (Henderson Valley Studios di Auckland, Auckland City Art Gallery, Whoodhill Forest e Waitakere Ranges Regional Park), è la poetica storia di un'amicizia nata sui banchi di scuola, che salva due ragazzini dalla solitudine e li porta a vivere fantastiche avventure nel bosco vicino a casa, fino all'inaspettato incidente finale che dà ancor più senso e pregnanza al film.
Jess Aarons (Josh Hutcherson) è un ragazzino di dodici anni che ama correre e disegnare, passioni non incoraggiate dai genitori, troppo presi dalle difficoltà economiche, e dalle sorelle più grandi, Ellie (Emma Fenton) e Brenda (Devon Wood), superficiali e litigiose. Solo con May Belle (Bailee Madison), subito invidiata perché amata e coccolata dal padre, ha un legame, che si consoliderà nel tempo fino a diventare importantissimo, quando lei diventerà la nuova regina di Terabithia.



Jess è incompreso ed emarginato anche a scuola, dove è vittima di bullismo, tema purtroppo molto attuale. Introverso, ha poca fiducia in se stesso ed è capito solo da Miss Edmunds (Zooey Deschanel), la giovane professoressa di inglese di cui è innamorato, che lo sprona a ribellarsi alla cattiveria degli altri ragazzi.
La sua vita cambia il primo giorno di scuola, quando conosce Leslie Burke (Anna Sophia Robb), una ragazzina di un'altra città, con molta fantasia ed un cuore grande, bravissima nella corsa e sua nuova vicina di casa.

 

Dopo qualche resistenza da parte di Jess, nasce un legame sempre più profondo, che li fa evadere dalla realtà grazie al gioco e alla fantasia. Infatti, oltrepassato un piccolo torrente tramite una corda appesa ad un ramo, trasformano il bosco in un mondo incantato di cui diventano il re e la regina, Terabithia, popolato da antiche mistiche creature, i terabithiani, e creature malvagie (i bulli della loro scuola).  Lei è molto brava nel narrare avventure fantastiche, mentre lui sa disegnare con capacità e maestria le stesse storie. Loro compagno di giochi è PT, Prince Terrier, il cane donato da Jess a Leslie, che lo capisce più di ogni altra persona, e che immaginano essere la razza purosangue per fiutare e combattere i trolls.

                 
L'amicizia è vissuta dai due ragazzi, prima soli ed infelici, come un rapporto profondo tra loro e con la natura. La favola, però, viene bruscamente interrotta dal destino, che sconvolge la vita di Jess, costretto a diventare troppo presto adulto: Leslie affoga, perché si spezza la corda per oltrepassare il torrente mentre vi è aggrappata.

                                             

Jess si ostina a rifugiarsi nella fantasia e a negare la verità, dilaniato dal senso di colpa: avrebbe dovuto essere con lei per proteggerla, oppure avrebbe dovuto invitarla ad andare con lui e Miss Edmunds al museo.
Questo atroce cambiamento ha però degli effetti positivi: il padre di Jess (Robert Patrick) lo aiuta a superare il lutto, inizia a comprenderlo davvero e ad amarlo di più, donandogli la forza per proseguire il suo cammino, facendo tesoro di ciò che Leslie gli ha insegnato, in modo che continui  a vivere dentro il suo cuore. Anche la professoressa di lettere lo aiuta, raccontandogli il dolore da lei provato quando le morì il marito.
Jess decide di costruire, in memoria di Leslie, un ponte che collega le due rive del torrente, con incisa una frase detta dalla compagna - Niente ci scaccerà -  affinché il suo ricordo non vada perduto. 
Al tema della morte allude anche il fatto che il libro Un ponte per Terabithia è stato scritto dopo la morte di un'amica del figlio dell'autrice, per aiutare il piccolo a superare il dolore della separazione e del distacco.

 
Il significato del titolo, ispirato ad un'isola brevemente menzionata in due romanzi della saga di Narnia, anche se i contenuti sono molto diversi, di questa favola moderna e commovente si capisce solo alla fine del film: Terabithia rappresenta i sogni, la possibilità di realizzarli, in un certo senso la fede. Ma è anche un ponte reale, costruito con le assi di legno appartenute alla famiglia di Leslie, la cui morte salva così altre persone (è il tema del sacrificio).
Leslie e Jess sono molto diversi e complementari: lei è spensierata, rappresenta la luce, l'immaginazione, l'infanzia, la libertà, il piacere, la realtà come vorremmo che fosse. E' se stessa e si veste in modo eccentrico, da maschio.
Lui rappresenta l'età adulta, il dovere, la responsabilità, il buio, la tristezza, la realtà com'è. E' costretto ad interpretare un ruolo, a essere diverso, si sente inferiore, inadeguato (simbolo ne sono le scarpe ridipinte appartenute alla sorella maggiore).
Anche le loro famiglie sono diverse: quella di Leslie è più unita, allegra, solare, come la stanza ridipinta di giallo ballando, è legata all'arte, positiva, ma soccombe dopo la tragedia.
La famiglia di Jess, invece, è più chiusa, non dialoga, è attenta solo ai bisogni materiali e Jess non ne è il fulcro, ma dopo la disgrazia rinnova l'amore in modo più giusto e premuroso.
Anche nei confronti della religione Leslie si pone in modo più maturo e saggio rispetto alla famiglia di Jess: mentre quest'ultima è devota, ma ne vive l'aspetto più cupo, la punizione, il peccato, il dolore della crocifissione, tanto che la piccola May Bell ne è spaventata, Leslie è convinta che Dio sia buono, in quanto creatore di un mondo bellissimo. Intraprendente e dolce insieme, vive più a fondo, più intensamente, come se sapesse che l'aspetta una morte prematura.
La colonna sonora di questo film interessante ed educativo (le musiche sono di Aaron Zigman)  è formata da tredici tracce, tra cui Try, Shine e Jesse's bridge.
Altri film incentrati sulla scuola sono, invece, Cuore, La Scuola, Compagni di scuola, Il Piccolo Nicholas e i suoi genitori,  Notte prima degli esami, Immaturi.
Si può affermare che questa storia dalla costruzione perfetta e stratificata, che unisce profondi momenti di riflessione (il messaggio è continuare a sperare, trovando il coraggio di non arrendersi mai) ad altri divertentissimi (la ribellione degli alunni più piccoli guidati da Leslie, capo buono, per la pipì libera), sia un omaggio alle donne, spesso più forti nell'affrontare le difficoltà della vita, più capaci di andare oltre l'apparenza, di non smettere di sognare (la frase preferita di Leslie è, infatti, chiudi gli occhi e apri la mente).