martedì 30 giugno 2026

Perduti nel tempo

Chi vuol distrarsi dal pensiero di questo caldo torrido può guardare Perduti nel tempo (Timeless Love, USA-2019) di Brian Brough (Love across time, Innamorarsi a Bali, Un ascensore per due), un film molto bello e particolare sospeso tra realtà e fantasia, distribuito da Hallmark Movies & Mysteries, basato sul soggetto di Donovan Barlow e sulla sceneggiatura di Brittany Wiscombe.

Si tratta della storia di Megan Murphy (Rachel Skarsten), una segretaria aziendale del Vermont con la passione della scrittura, che a causa di un grave incidente d'auto è rimasta in coma per due mesi e al risveglio è convinta di avere un marito, Thomas (Brant Daugherty), proprietario di uno studio fotografico, e due bambini, Jack e Isabelle, mentre invece è single e non ha figli.  

I suoi genitori, Debra (Jill Adler) e Howard (Terence Goodman), molto preoccupati per lei, la pregano di andare a parlare con un terapeuta, come consigliato dal medico dell'ospedale, ma nonostante l'incontro sembri andare bene, la ragazza continua a soffrire molto per la mancanza di quei tre familiari che in realtà non esistono.

Interviene così la sua migliore amica Liz (Eve Doyle), veterinaria divorziata, che dapprima non le crede, come gli altri, ma poi decide d'istinto di fidarsi di lei. Sarà così l'unica a sapere che il nuovo datore di lavoro di Megan, licenziata per la lunga assenza, è proprio il "suo" Thomas, anche se non la riconosce ed è pure fidanzato con una bella e brava docente universitaria, Natalie (Natalie Devine Riskas).

Tutta la sua storia ha dell'incredibile, ma Meghan è decisa ad andare fino in fondo, fidandosi del suo cuore, soprattutto dopo che Thomas e Natalie si sono lasciati, in seguito alla morte della madre dell'uomo, avvenuta in modo improvviso, e dopo aver "conosciuto" suo padre Patrick (Rick Macy), e Liz, da vera amica, deciderà di sostenerla, comunque andranno le cose.

La nuova famiglia di Megan è stata davvero solo un meraviglioso e troppo vivido sogno o in quella assurda situazione c'era davvero della realtà? Lo spettatore lo scoprirà nel finale di questo gradevolissimo film, dal ritmo principalmente lento e riflessivo, reso molto suggestivo dalla fotografia di John Lyde e dalle musiche di Mikel Hurwitz e James Schafer, in cui si cui si accenna con molto tatto a tematiche come lo stalking, il lutto, la resilienza, la disoccupazione, il rapporto genitori-figli e la pazzia.

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